Mounjaro, perdita di peso e apnea notturna OSAS
L’apnea ostruttiva del sonno (OSAS) è una patologia respiratoria caratterizzata da ripetute ostruzioni delle vie aeree superiori durante il sonno.
Si manifesta con russamento, pause respiratorie notturne, sonno non ristoratore e sonnolenza diurna, ed è associata a un aumentato rischio cardiovascolare e metabolico.
Tra i principali fattori di rischio dell’OSAS vi è l’obesità, motivo per cui la perdita di peso rappresenta spesso uno dei primi obiettivi terapeutici.
In breve. La perdita di peso ottenuta con farmaci come Mounjaro (principio attivo tirzepatide) riduce in modo significativo la gravità dell’apnea ostruttiva del sonno, ma nella maggior parte dei pazienti non la elimina. Nello studio di fase 3 SURMOUNT-OSA, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024, il numero di eventi respiratori per ora di sonno è sceso in media di 20-25 punti rispetto al placebo, partendo però da valori intorno a 50: un miglioramento importante, che lascia molti pazienti ancora nella fascia dell’apnea moderata. Quando l’ostruzione dipende anche dalla conformazione dei mascellari, il peso può cambiare, l’anatomia no.
Obesità e apnea notturna: un legame frequente
L’aumento del peso corporeo favorisce l’accumulo di tessuto adiposo a livello del collo e delle strutture perifarigee, riducendo lo spazio disponibile per il passaggio dell’aria.
Questo rende le vie aeree più facilmente collassabili durante il sonno e spiega perché l’apnea notturna sia più frequente nei soggetti in sovrappeso o obesi.
Dimagrire migliora davvero l’OSAS?
La perdita di peso può portare a un miglioramento dei sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno e, in alcuni casi, a una riduzione della gravità delle apnee.
Tuttavia, è importante chiarire che dimagrire non sempre è sufficiente a risolvere completamente l’OSAS.
In una parte dei pazienti, infatti, il disturbo respiratorio è legato anche a fattori anatomici che non vengono modificati dalla sola perdita di peso.
I dati disponibili aiutano a dare una misura realistica del beneficio. Nello studio SURMOUNT-OSA, condotto su adulti con apnea ostruttiva da moderata a grave e obesità, dopo 52 settimane di terapia l’indice di apnea-ipopnea si è ridotto in media di 25,3 eventi all’ora nei pazienti non in ventilazione e di 29,3 eventi all’ora in quelli già in CPAP, contro riduzioni intorno a 5 eventi all’ora nel gruppo placebo.
Sono risultati clinicamente rilevanti. Va però letto anche il punto di partenza: il valore medio iniziale era di circa 50 eventi all’ora, cioè apnea grave. Una riduzione di 25 punti porta il paziente medio intorno a 25 eventi all’ora, che resta apnea di grado moderato. Il farmaco sposta molto il quadro, ma raramente lo azzera.
Farmaci per la perdita di peso e OSAS
Negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo di farmaci per il trattamento dell’obesità, come Mounjaro, semaglutide e molecole simili.
Attraverso la riduzione del peso corporeo, queste terapie possono contribuire a un miglioramento dell’apnea notturna.
È però fondamentale sottolineare che questi farmaci non correggono l’anatomia delle vie aeree superiori e non risolvono eventuali alterazioni scheletriche cranio-facciali che possono essere alla base dell’ostruzione respiratoria.

In molti pazienti con OSAS, l’ostruzione respiratoria è legata a fattori anatomici delle vie aeree superiori.
Il ruolo del chirurgo maxillo-facciale nell’OSAS
In una quota selezionata di pazienti, l’apnea ostruttiva del sonno è strettamente correlata a alterazioni anatomiche dei mascellari, come retrusione mandibolare, ipoplasia del mascellare superiore o discrepanze cranio-facciali che riducono lo spazio delle vie aeree superiori.
In questi casi, la valutazione del chirurgo maxillo-facciale è fondamentale per analizzare il contributo della struttura scheletrica all’ostruzione respiratoria e per definire se esistano indicazioni a un trattamento mirato.
La chirurgia maxillo-facciale consente infatti di intervenire sulle cause anatomiche dell’OSAS, offrendo in pazienti selezionati un approccio terapeutico strutturale e potenzialmente definitivo, inserito all’interno di un percorso multidisciplinare.
L’intervento di riferimento in questi casi è l’avanzamento maxillo-mandibolare, che amplia lo spazio delle vie aeree superiori agendo sullo scheletro facciale. Una metanalisi pubblicata su JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery, che ha raccolto i dati individuali di 518 pazienti, riporta una riduzione media dell’indice di apnea-ipopnea dell’80% circa, con successo chirurgico nell’85,5% dei casi e risoluzione completa nel 38,5%.
Sono numeri che spiegano perché, in pazienti correttamente selezionati, la valutazione maxillo-facciale non sia un’alternativa alla terapia medica ma una parte dello stesso percorso: il farmaco agisce sul peso, la chirurgia sullo spazio respiratorio.
Quando il problema non è solo il peso
In alcuni pazienti con OSAS, il problema non dipende esclusivamente dall’obesità, ma da caratteristiche anatomiche come:
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retrusione mandibolare
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ridotto spazio delle vie aeree posteriori
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discrepanze cranio-facciali
In questi casi, una valutazione specialistica mirata consente di comprendere il reale meccanismo dell’ostruzione respiratoria.
È possibile approfondire il ruolo della Chirurgia Maxillo-Facciale nel trattamento dell’OSAS nella pagina dedicata a russamento e apnea ostruttiva.
L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per l’apnea ostruttiva del sonno, ma l’OSAS è una patologia complessa e multifattoriale.
Il controllo del peso è fondamentale, ma non sempre sufficiente: una corretta valutazione clinica permette di individuare il percorso terapeutico più appropriato per ogni paziente.
Domande frequenti su Mounjaro e apnea notturna
Mounjaro fa passare l’apnea notturna?
Non nella maggior parte dei casi. Riduce in modo significativo la gravità dell’apnea, ma raramente la elimina del tutto: nello studio SURMOUNT-OSA i pazienti partivano in media da circa 50 eventi respiratori per ora e, dopo un anno di terapia, si collocavano intorno a 25, cioè ancora in fascia moderata. Il beneficio è reale, l’aspettativa di guarigione no.
Quanto peso bisogna perdere per migliorare l’apnea ostruttiva?
Non esiste una soglia valida per tutti. In generale il miglioramento è proporzionale al calo ponderale, ma la risposta varia molto da paziente a paziente proprio perché dipende da quanto pesa la componente anatomica rispetto a quella legata al grasso perifaringeo. È questo il motivo per cui due persone che perdono la stessa quantità di peso possono avere risultati molto diversi.
Se dimagrisco posso sospendere la CPAP?
Mai di propria iniziativa. La sospensione va valutata dallo specialista e richiede un nuovo esame del sonno che documenti l’effettivo miglioramento. Interrompere la ventilazione basandosi solo sul peso perso, o sulla sensazione di dormire meglio, espone al rischio di tornare a desaturare durante la notte senza accorgersene.
Come si capisce se l’apnea dipende dall’anatomia e non solo dal peso?
Attraverso una valutazione specialistica che metta insieme l’esame del sonno, lo studio delle vie aeree superiori e l’analisi dei rapporti scheletrici dei mascellari. Elementi come una retrusione mandibolare, un mascellare superiore ipoplasico o uno spazio aereo posteriore ridotto orientano verso una componente anatomica significativa, che il calo di peso da solo non modifica.
La chirurgia maxillo-facciale guarisce l’apnea ostruttiva del sonno?
In pazienti selezionati può risolverla. La metanalisi più ampia sull’avanzamento maxillo-mandibolare riporta successo chirurgico nell’85,5% dei casi e risoluzione completa nel 38,5%, con i risultati migliori nei pazienti che partono da valori inferiori a 60 eventi all’ora. Resta un intervento importante, da porre in indicazione solo dopo una valutazione multidisciplinare.
Fonti
- Malhotra A, Grunstein RR, Fietze I, et al. Tirzepatide for the Treatment of Obstructive Sleep Apnea and Obesity. N Engl J Med. 2024;391(13):1193-1205. doi:10.1056/NEJMoa2404881
- Zaghi S, Holty JE, Certal V, et al. Maxillomandibular Advancement for Treatment of Obstructive Sleep Apnea: A Meta-analysis. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2016;142(1):58-66. doi:10.1001/jamaoto.2015.2678
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la visita specialistica. Le indicazioni terapeutiche vanno definite caso per caso nell’ambito di una valutazione clinica.
Prof. Pasquale Piombino — Chirurgo Maxillo-Facciale, Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’AORN di Caserta. Richiedi una valutazione.
