Frattura del naso
Il naso è l’osso che si rompe più spesso in tutta la faccia. La cosa che conviene sapere, e che quasi nessuno sa, è che esiste una finestra di circa due settimane per rimetterlo dritto senza un vero intervento. Passata quella, l’osso si è saldato dove si trova.
Cosa si rompe, quando si rompe il naso
Il naso non è un osso solo. La parte alta è ossea, la punta e le narici sono cartilagine, e al centro c’è il setto, che divide le due fosse nasali e regge il dorso come un puntello.
Un colpo può interessare solo l’osso, solo il setto, oppure tutti e due. È una distinzione che al paziente non dice granché e a me dice quasi tutto: un naso storto per lo spostamento delle ossa si rimette in asse in pochi minuti, un setto deviato che chiude il respiro è un altro lavoro.
Per questo alla domanda “dottore, è rotto?” rispondo sempre malvolentieri con un sì o con un no. Quello che cambia le cose è sapere che cosa si è spostato.
Nella grande maggioranza dei casi la frattura è minima: una o due rime sulle ossa nasali, senza spostamenti importanti. È la forma che vedo più spesso, ed è anche la più semplice da trattare, purché si arrivi dentro la finestra giusta.
Il quadro cambia quando il trauma prende anche le cartilagini, e cambia del tutto quando la ferita arriva alla cute. Lì non si tratta più di rimettere in asse un osso: bisogna ricostruire, e l’intervento diventa molto più esteso e complesso, con tempi di recupero diversi.
Le prime ore
Nelle prime ore servono due cose: contenere il gonfiore e non peggiorare la situazione.
Sedersi, testa leggermente in avanti, respirare con la bocca. Se esce sangue, pizzicare la parte molle delle narici, non l’osso, e tenere la presa per dieci minuti pieni senza controllare ogni trenta secondi. Il controllo continuo è il motivo per cui certe emorragie sembrano non fermarsi mai.
Il ghiaccio avvolto in un panno va bene. Nelle prime quarantotto o settantadue ore lavora contro l’edema, ed è uno dei pochi rimedi casalinghi che serve davvero. Mai a contatto diretto con la pelle e mai premuto sul naso.
Poi ci sono le tre cose da non fare, e le ripeto a ogni visita perché me le sento raccontare troppo spesso. Non provare a raddrizzarlo con le mani. Non soffiare il naso con forza, perché l’aria passa sotto la pelle e gonfia la faccia in modo impressionante. Non spingere cotone o fazzoletti dentro le narici.
Due segnali che non aspettano il giorno dopo
Ci sono due situazioni in cui non si prende appuntamento, si va in pronto soccorso.
La prima è l’ematoma del setto. È una raccolta di sangue fra la cartilagine e la membrana che la riveste, e si vede come un rigonfiamento molle dentro una narice o dentro tutte e due, con il naso completamente chiuso. Va drenato nel giro di poche ore. Se resta lì, la cartilagine perde il nutrimento e muore, e il dorso del naso si affossa. È un danno che poi si ripara solo con un innesto.
La seconda è la fuoriuscita di liquido chiaro dal naso, soprattutto se aumenta piegando la testa in avanti. Può essere liquido cerebrospinale, e in quel caso il problema non è più il naso.
Quando venire a farsi vedere
Fuori da quei due casi la fretta serve lo stesso, solo con un altro ritmo.
Il gonfiore arriva al massimo fra le quarantotto e le settantadue ore e nasconde la forma. Nei primi due giorni nemmeno io riesco a dire con certezza se il naso è deviato. Ma l’osso comincia presto a consolidarsi, e in un adulto dopo circa due settimane è ormai fermo dove si trova.
La finestra utile sta nel mezzo. Il momento giusto per una visita è fra il terzo e il settimo giorno: il gonfiore è calato abbastanza da poter valutare, e l’osso è ancora mobile abbastanza da poter essere spostato.
L’errore che vedo più spesso è aspettare che si sgonfi del tutto. Quando il paziente si convince che il naso è storto sono passate tre settimane, e la finestra è chiusa.
Come arrivo alla diagnosi
La radiografia delle ossa nasali serve molto meno di quanto si creda. Mostra linee che possono essere fratture recenti, fratture vecchie o normali suture ossee, e del setto non dice niente. La diagnosi la faccio guardando il viso, palpando il dorso e guardando dentro il naso.
La TAC la chiedo quando il sospetto è che il trauma abbia preso anche altro: l’orbita, lo zigomo, il pavimento orbitario. Un naso rotto è spesso la sola cosa che si vede, non sempre la sola che c’è.
Rimettere il naso in asse
Se lo spostamento riguarda le ossa e siamo dentro la finestra, si fa una riduzione. Il naso viene riportato in asse lavorando dall’esterno e dall’interno, in anestesia locale o in sedazione, e si esce con una stecca sopra e a volte un tampone dentro. Sono pochi minuti.
Se è coinvolto anche il setto, o se la deformità è più articolata, la riduzione da sola non basta e serve un intervento sul setto e sulla piramide nasale. Preferisco dirlo prima della manovra e non dopo: promettere che si risolve tutto in cinque minuti, e poi ritrovarsi a rioperare un anno più tardi, non fa un buon servizio a nessuno.
Il recupero
I tempi qui sotto sono quelli di una riduzione andata bene in un adulto sano. Cambiano se c’è stato un intervento più ampio.
| Quando | Che cosa aspettarsi |
|---|---|
| Primi giorni | Gonfiore al massimo, lividi intorno agli occhi, si respira con la bocca. È la fase peggiore da vedere allo specchio e la più innocua. |
| Prima settimana | Stecca in sede. Si dorme con la testa alta, niente sforzi, niente occhiali appoggiati sul dorso. |
| Seconda settimana | Via la stecca. I lividi sfumano al giallo e si coprono, si torna al lavoro. |
| Dalla quarta alla sesta settimana | L’osso è consolidato. Solo da qui si torna agli sport di contatto, e per un po’ con una protezione. |
| Fra il terzo e il sesto mese | Si riassorbe il gonfiore fine, quello che nota solo chi ci convive. La forma definitiva è questa. |

Se sono passati mesi, o anni
Chi arriva dopo mesi con il naso storto, o con una narice che non passa aria, non ha perso l’occasione. Ha cambiato strada. A quel punto non si riduce più niente: si corregge, con un intervento sul setto e sulla piramide nasale, e il risultato è ottimo. Ma è un’operazione vera, con i suoi tempi e il suo recupero, mentre dieci giorni prima sarebbero bastati pochi minuti.
È esattamente il motivo per cui insisto tanto sulle prime due settimane.
Il colpo che si può evitare
Buona parte dei nasi che vedo arriva dallo sport, e quasi sempre dagli stessi: calcio, basket, pallavolo, arti marziali. Chi si è già rotto il naso una volta ha ossa e cartilagini più fragili di prima, e si rompe più facilmente la seconda.
Dopo una frattura, la maschera protettiva nei mesi successivi non è un eccesso di prudenza. È la differenza fra chiudere questa storia e ricominciarla da capo.
Quello che ho scritto qui vale come orientamento generale. Ogni naso si rompe a modo suo, e la decisione su cosa fare si prende visitando, non leggendo.

Frattura pluriframmentaria delle ossa nasali: le rime si estendono al processo frontale del mascellare e al bordo orbitario. È il quadro dei traumi più violenti.

La frattura minima delle ossa nasali è la più frequente in assoluto. In azzurro le cartilagini: quando il trauma le coinvolge, e ancora di più quando arriva alla cute, l’intervento diventa molto più esteso e complesso.
Domande frequenti
Nei primi due giorni non lo capisce con certezza nemmeno un occhio allenato, perché il gonfiore nasconde la forma. Alcuni segni però orientano: uno scalino o una irregolarità che si sente passando un dito lungo il dorso, il naso che appare deviato rispetto alla linea fra gli occhi e il centro delle labbra, una narice che non passa aria mentre l’altra respira bene.
La risposta vera si ha con una visita, quando il gonfiore comincia a calare, quindi fra il terzo e il settimo giorno. La radiografia delle ossa nasali serve molto meno di quanto si creda: mostra linee che possono essere fratture recenti, fratture vecchie o normali suture, e del setto non dice nulla.
In una frattura composta l’osso si è rotto ma i frammenti sono rimasti al loro posto: il profilo del naso è quello di sempre. In una scomposta i frammenti si sono spostati, e il naso si vede storto, schiacciato da un lato o affossato.
La prima di solito non richiede di rimettere nulla in asse. La seconda sì, e va fatto finché l’osso è ancora mobile. Anche una scomposizione minima merita comunque una visita, perché il setto può essere coinvolto anche quando da fuori il naso sembra a posto, ed è il setto che decide come si respirerà dopo.
In un adulto le ossa nasali cominciano a consolidarsi presto e dopo circa due settimane sono ferme dove si trovano. Nei bambini anche prima.
È esattamente il motivo per cui insisto tanto sui primi giorni: la finestra per rimettere il naso dritto senza aprire si chiude in fretta, e il momento giusto per farsi vedere è fra il terzo e il settimo giorno, quando il gonfiore è calato ma l’osso si muove ancora.
Il colpo fa male sul momento, in modo acuto, e quasi sempre si accompagna a sangue dal naso. Nei giorni successivi il dolore diventa un fastidio sordo che si controlla con un comune antidolorifico e che sfuma in pochi giorni.
Quello che disturba di più, di solito, non è il dolore: è il naso chiuso, che obbliga a respirare con la bocca e a dormire male per la prima settimana.
Si chiama riduzione. Le ossa vengono riportate in posizione lavorando dall’esterno con le dita e dall’interno delle narici con uno strumento sottile, senza incisioni e senza cicatrici. Si fa in anestesia locale oppure in sedazione, e dura pochi minuti.
Si esce con una stecca appoggiata sul dorso, che resta circa una settimana, e a volte con un tamponcino interno. Funziona però solo dentro la finestra di cui parlavo: dopo, l’osso è saldato e non si sposta più con una manovra.
L’osso si consolida dove si trova. Se era spostato, il naso resta storto, con una gobba o affossato, e quella diventa la sua forma definitiva.
Il problema però non è solo estetico. Se il setto è rimasto deviato, resta una narice che non passa aria, e con essa naso chiuso cronico, russamento e a volte sinusiti che tornano. A quel punto non basta più una manovra di pochi minuti.
Sì, e chi arriva a distanza di mesi o di anni non ha perso l’occasione: ha semplicemente cambiato strada.
A quel punto non si riduce più niente, si corregge, con un intervento sul setto e sulla piramide nasale. Il risultato è ottimo e si lavora sia sulla forma sia sulla respirazione, ma è un’operazione vera, con i suoi tempi e il suo recupero, mentre dieci giorni dopo il trauma sarebbero bastati pochi minuti.
Nell’immediato, se il sangue non si ferma, se dentro la narice compare un rigonfiamento molle o se esce liquido chiaro, non si prende appuntamento: si va in pronto soccorso.
Per tutto il resto serve la valutazione di un chirurgo maxillo-facciale, che è lo specialista dello scheletro del volto e si occupa sia della riduzione nell’immediato sia della correzione a distanza.
Qui il tempo conta più che in altre situazioni, perché la finestra utile si chiude in pochi giorni. A Caserta ricevo presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano, e ci si arriva in tre modi. Il più rapido per una visita programmata è quello in regime di libera professione intramoenia: si prenota contattandomi direttamente e consente di avere un appuntamento in tempi brevissimi, che davanti a una frattura del naso è esattamente quello che serve. Chi preferisce il Servizio Sanitario Nazionale può prenotare chiamando il CUP dell’Azienda Ospedaliera. Chi invece ha bisogno di essere visto subito può presentarsi con accesso diretto al Pronto Soccorso della stessa Azienda.
Come effettuare una visita
Sistema sanitario
Rivolgersi ad un pronto soccorso nelle vicinanze oppure prenotare una visita di Chirurgia Maxillo-Facciale chiamando il CUP di riferimento.
Libero Professionale Intramoenia
Prenotare una Visita privata in regime di Intramoenia contattando il Prof. Pasquale Piombino
